04/03/2009
CORRESPONDANCE-FRANCESCA PETRILLO
Correspondance-ANALISI DI FRANCESCA PETRILLO
La poesia Correspondance appartiene alla raccolta “I fiori del male” di Charles Baudelaire. Il tema fondamentale trattato dal poeta è la visione mistica della natura ,che è scritta con lettera maiuscola poiché ne fa una personificazione, dove lui è il sacerdote del tempio sacro di questa e ne coglie il significato espresso con figure retoriche. Egli sa mettere in corrispondenza con la magia noi e la natura e della poesia ne fa una rivelazione, dove il soggetto e l’oggetto trattati dal poeta sono un’unica cosa poiché l’uomo stesso fa parte della natura. Egli spiega e decodifica il rapporto tra il suo mondo interiore e quello della natura dei segni esterna, nella quale tutto ciò che ne fa parte è analogia della conoscenza e di quello che prova l’autore. Il poeta coglie una realtà della natura che noi non riusciamo a vedere e la paragona ad un tempio poiché vuole sottolinearne la sacralità; qui “pilastri che sono vivi” cioè gli alberi della foresta attraversata dall’uomo, insieme di simboli, mormorano parole nascoste apparentemente riconoscibili poiché illuminate dai raggi del sole. Baudelaire definisce la foresta un insieme di simboli dove l’uomo può perdersi e dove i simboli potrebbero essere anche le indicazioni da seguire per non smarrire la giusta via. Paragona poi queste parole nascoste agli echi che non chiariscono ma confondono poiché analogia della percezione apparente, utilizzando anche una consonanza nei versi cinque e sei. Essi “a lungo” nel senso per lungo tempo e “da lontano” cioè in lontananza tendono a un’unità profonda e nascosta poiché non illuminata dalla conoscenza, grande come le tenebre dove nulla è visibile e quindi non è possibile misurarne l’estensione o grande come la luce che è l’unica a poterci dare la percezione dello spazio ,che è appunto in contrapposizione invece con le tenebre, dove i suoni evocano i colori e viceversa i colori i profumi, come ci spiega il poeta utilizzando un’analogia sensoriale ed una suggestione sinestetica. Inizia la terza strofa riprendendo con una sinestesia quei “profumi freschi” come la pelle di un bambino, nuova, che non conosce corruzione. Inoltre utilizza anche una sinestesia nel verso dieci “vellutati come l’oboe e verdi come i prati” in cui percepisce sensazioni sia con il tatto “vellutati”,l’udito “oboe”,che è anche una metonimia poiché si riferisce al suono dello strumento, e la vista “verdi”. Egli avverte anche altri profumi “d’una corrotta, trionfante ricchezza” dove la ricchezza è trionfante poiché essendo artificiale, trattandosi di droghe, si può sempre ottenere a differenza di ciò che ci offre la natura e come gli occhi così i profumi artificiali tendono a propagarsi senza fine. Così l’ambra e il muschio, l’incenso e il benzoino, profumi non della natura, della vita ma artificiali riescono a provocare momenti di estasi sensoriale e spirituale. La poesia tradotta da Raboni è divisa, quindi, in quattro strofe, ognuna di quattro versi liberi in cui però l’ordine del discorso è modificato, in quanto diverso rispetto alla poesia originale francese. La figura retorica chiave della poesia è la sinestesia in quanto il poeta crea corrispondenze utilizzando diverse sfere sensoriali come per esempio “profumi freschi” nel verso nove. Naturalmente Raboni non riesce a conservare la rima che invece nella poesia di Baudelaire è incatenata e lo schema è ABBA. Il ritmo della poesia è scandito dalla punteggiatura e dai numerosi enjambement anche tra una strofa e l’altra come “..trionfante ricchezza che tende a propagarsi senza fine..” tra la terza strofa e l’ultima che accelera il ritmo della poesia.
Mentre ne “Il libro” Pascoli svolta velocemente le pagine del libro senza trovare una risposta, quindi rimanendo nel mistero come scrive nell’ultimo verso “il libro del mistero”, Baudelaire svela il mistero decodificando la natura attraverso segni che solo la conoscenza, e quindi il poeta, può comprendere. Inoltre esiste un’altra visione differente del rapporto tra uomo e natura ed è quella di D’Annunzio. Egli mette l’uomo in corrispondenza della natura e l’uomo stesso diviene metamorfosi di se stesso e si confonde con questa poiché trova la sua felicità in questa confusione organica. Invece Baudelaire, come abbiamo visto in “Correspondance” spiega il rapporto con la natura attraverso segni e creando immagini in cui si vedono cose reali trasfigurate dalla fantasia come i “pilastri viventi” che sono gli alberi della foresta che emanano parole confuse che l'uomo comune non riesce a comprendere che come echi si diffondono in lontananza e confondono ancora di più quello che è il mistero della natura. In più si avvertono anche numerosi profumi alcuni freschi, nuovi, puri altri invece artificiali, corrotti, trionfanti. In definitiva l’autore ci svela quel mistero che Pascoli ha ritenuto fosse impossibile svelarci in un’epoca che era a cavallo con le nuove scoperte scientifiche e dove l’uomo si sentì impotente di fronte a quello che, invece, era in grado di scoprire la scienza, capace e successivamente incapace di tutto, di svelare nuovi misteri che erano rimasti all’oscuro fino ad allora. Questa interpretazione del poeta lontana comunque da noi uomini comuni mi riporta anche un po’ a “L’albatro” altra poesia di Baudelaire in cui si paragona ad un grande albatro, uccello marino di grandi dimensioni, che domina l’azzurro che è metafora della conoscenza e che viene catturata da alcuni marinai che ridono di lui poiché sulla terra non riesce a camminare come tutti gli altri. In realtà il poeta vuole dirci che così come l’albatro, una volta catturato dai marinai e messo a camminare sulla nave, diventa goffo e sgraziato, allo stesso modo il poeta, quando scende sulla terra e si mescola alla gente, è vittima della sua stessa capacità poiché troppo lontana e quindi incomprensibile dagli uomini, così come la sua visione della natura. Infine si può paragonare con un’altra poesia di Baudelaire “Spleen” dove anche qui c’è un paragone con la natura ma, mentre in “Correspondance” il poeta va da un mondo interiore a quello esterno della natura, in “Spleen” fa esattamente il processo inverso in quanto osserva il mondo circostante e lo rapporta alle sue sensazioni interiori. Tra tutte le poesie citate precedentemente preferisco proprio “Correspondance” poiché mi attira questa visione della natura fatta da Baudelaire, questo rapportarsi tra figure di diverse sfere sensoriali. Infine penso che solo una sensibilità acuta e speciale come quella di Baudelaire permette di afferrare i segreti rapporti che legano le cose dell'universo alle sensazioni interiori di ognuno di noi.
La nature est un temple où de vivants piliers
Laissent parfois sortir de confuses paroles
L'homme y passe à travers des forêts de symboles
Qui l'observent avec des regards familiers.
Comme de longs échos qui de loin se confondent
Dans une ténébreuse et profonde unité,
Vaste comme une nuit et comme la clarté,
Les parfums, les couleurs et les sons se répondent.
Il est des parfums frais comme de chairs d'enfants,
Doux comme les hautbois, verts comme les prairies,
—Et d'autres, corrompus, riches et triomphants,
Ayant l'expansion des choses infinies,
Comme l'ambre, le musc, le benjoin et l'encens,
Qui chantent les transports de l'esprit et des sens.
La Natura è un tempio dove incerte parole
mormorano pilastri che sono vivi,
una foresta di simboli che l'uomo
attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari.
Come echi che a lungo e da lontano
tendono a un'unità profonda e buia
grande come le tenebre o la luce
i suoni rispondono ai colori, i colori ai profumi.
Profumi freschi come la pelle d'un bambino
vellutati come l'oboe e verdi come i prati,
altri d'una corrotta, trionfante ricchezza
che tende a propagarsi senza fine- così
l'ambra e il muschio, l'incenso e il benzoino
a commentare le dolcezze estreme dello spirito e dei sensi.
18:53
Scritto da: smodest
in COMPRENDERE LA POESIA | Link permanente | Commenti (1)
|
Segnala
| Tag: stefania modestino, caserta, diaz, seconda i | OKNOtizie |
Facebook


Commenti
Brava..9!!
Scritto da: stefania modestino | 05/03/2009
Scrivi un commento